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La Cina sembra lontanissima, ma tutti i giorni veniamo a contatto con i suoi prodotti - a volte pessimi, a volte eccellenti - e spesso con le sue aziende che stanno arrivando in Europa con sedi commerciali e produttive.
Ne parliamo con Valerio, consulente indipendente Espertinrete (IT575A), che sta seguendo un cliente felice di posare la sua bandierina in Cina.
L’atmosfera di crisi che attanaglia un po’ tutto il mondo occidentale, sta colpendo anche il gigante asiatico? Nonostante l’attuale crisi economica e finanziaria mondiale la Cina rimane un mercato enorme dove almeno il 10% della popolazione (parliamo quindi di circa 120 milioni di consumatori, due volte gli Italiani) già vive a livello degli standard europei e chiede sempre di più beni e servizi a livello qualitativo di tipo occidentale. L’incremento del PIL, che negli anni scorsi era a due cifre, oggi è a una cifra ma sempre importante, con incrementi che a livello europeo ormai non vediamo da tempo.
Le aziende cinesi sono state di recente al centro di scandali. La qualità dei prodotti è davvero così bassa? Nel paese in molti settori si incontrano una miriade di società che producono a basso costo una bassa qualità. Ma si trovano anche società medio grandi che fanno della qualità e della innovazione tecnologica il proprio punto di forza. Senza contare che recentemente il governo cinese ha iniziato una grande campagna per l’incremento della qualità media dei prodotti, proprio a seguito dei recenti scandali che hanno nociuto notevolmente all’immagine dei prodotti cinesi.
La Cina quindi, nonostante la crisi, rimane una grande opportunità? Sì, perché c’è una saturazione dei mercati geografici tradizionali e si inseguono sbocchi per i propri prodotti/servizi, oppure si ricercano siti produttivi locali sia di eccellenza tecnologica sia a bassi costi di produzione.
Quali suggerimenti darebbe ad un imprenditore italiano? Di non avventurarsi in Cina senza un partner adeguato: ci sono tanti rischi e costi elevati che spesso non hanno alcun ritorno. Io in particolare sto seguendo aziende che vogliono avviare una stabile organizzazione in Cina, commerciale o produttiva. La strada migliore è quella di acquisire un’impresa locale in toto, perché l’unica garanzia è diventarne proprietari.
Non saranno molte le aziende che hanno le risorse per una simile operazione … Infatti, il mio consiglio è quello di cercare finanziatori disposti ad investire nel capitale di rischio dell’azienda e che al contempo abbiano la struttura, le competenze e l’esperienza per approcciare il mercato. Nel progetto in cui sono impegnato ora, il finanziatore, con la collaborazione delle banche partner cinesi, si occupa delle ricerche di società locali da acquisire. Inoltre contribuisce in maniera fattiva al disbrigo di tutte le pratiche che in quel paese sono abbastanza “ lunghe e difficili “.
Qual è il suo ruolo in progetti come questo? Una volta assodata la volontà dell’azienda di conquistare il mercato cinese con questa modalità, bisogna capire se esistono i presupposti economici finanziari per essere giudicati interessanti per l’investitore. Di solito, se intravvedo l’opportunità, redigo un memorandum che faccio giungere al fondo d’investimento. Il passaggio successivo è, dopo la lettera d’intenti, la redazione di un business plan.
Come deve essere redatto il business plan? In genere gli investitori non si accontentano di un documento presentato dall’azienda. Lo fanno stendere ad esperti conosciuti che lavorano già, come nel mio caso, secondo schemi consolidati. Conta più chi lo ha fatto che non come è fatto. L’imprenditore o il manager è sempre “ottimista” nelle previsioni.
Il finanziatore come monetizza l’investimento? La strategia d’uscita preferita è il collocamento in borsa dopo 4-5 anni dall’avvio dell’iniziativa.E’ anche possibile che la compagine originaria si ricompri le quote ad un prezzo stabilito, oppure che subentrino altri fondi di investimento.
In conclusione, si tratta di operazioni per chi vuole crescere o vuole dismettere? Il fondo è un partner che aiuta a crescere e a fare degli investimenti altrimenti non fattibili. Certo è possibile anche la cessione integrale delle quote, ma chi acquista lo fa per creare valore.
Intervista a cura dello staff
IT575A - Consulente in strategie e general management, sales & marketing Esperto in ristrutturazioni aziendali, ha una pluriennale esperienza nella gestione globale di aziende industriali. Da dodici anni opera come consulente in attività di general management, marketing e vendite, fusioni e acquisizioni ... |