Uno degli aspetti di management che ritengo abbia bisogno della giusta comprensione e chiarezza è la differenza e complementarietà tra “Autorità” e “Autorevolezza”.Ultimamente ho avuto modo di discutere questo tema anche con un noto ricercatore e psicologo di Milano, che presentava i due termini antitetici chiedendosi quale delle due modalità fosse la più efficace.
L’esperienza di revisore dei conti, ancor più nella realtà americana, mi ha subito imposto di diventare consapevole della differenza, ma soprattutto complementarietà, tra autorità e autorevolezza. E’ un aspetto che ho avuto modo di consolidare nei vari ruoli di manager, consulente, formatore e venditore che ricopro da più di venticinque anni arrivando alla consapevolezza che, nelle realtà strutturate come l’impresa, la differenza sostanziale tra autorevolezza e autorità è rappresentata dall'origine dell’assegnazione dell'una o dell'altra. L'autorità è corrispondente al livello gerarchico, quindi al potere del grado. L'autorevolezza è invece riconosciuta dagli altri. Gli altri che identificano, in quella persona, comportamenti adeguati, competenza e capacità di comunicare efficacemente; riconoscono equità nell'esigere dagli altri quanto da se stesso; percepiscono l'equilibrio psichico che permette di evitare l'aggressività, di poter ammettere i propri errori senza complessi, di saper gestire i conflitti al loro sorgere, senza timore reverenziale e autocensura.
Naturalmente autorità e autorevolezza possono essere presenti nella stessa persona, ad esempio un capo che usa la sua autorità ed è anche riconosciuto autorevole. In genere, l'autorità è legata allo stile direttivo (ad esempio per comunicare ordini non negoziabili), quindi al superiore gerarchico, al "capo"; male si abbina ai collaboratori, per autorevoli possano essere riconosciuti. L'autorevolezza, invece, più efficacemente si associa allo stile partecipativo, quindi alla ricerca del consenso e alla capacità di convincere e di vendere, anche un'idea.
I rapporti tra autorità e autorevolezza, quando presenti in due individui distinti (il capo e un suo collaboratore, ad esempio), possono generare situazioni sia molto positive sia conflittuali, a seconda degli atteggiamenti e comportamenti del capo.
Un esempio di situazione positiva corrisponde all'accettazione, da parte del capo, dell'autorevolezza del collaboratore: lo vuole suo alleato nella gestione operativa del gruppo e lo valorizza per mantenere alta la sua motivazione. È un capo che non ha la paura di perdere il posto ma, al contrario, interviene con rapidità nel prendere decisioni e nel negoziare con la propria gerarchia. Il capo, quindi, ha anch'esso una sua autorevolezza nell'esercitare l'autorità, rappresentata dalla capacità soprattutto comportamentale, di comunicare con i suoi collaboratori individualmente, con tutto il gruppo e con la propria gerarchia. In poche parole è la corposità del Sé psichico del capo che gli permette di agire senza complessi: accettando la maggiore competenza operativa del collaboratore, l'influenza che ha nei confronti del gruppo e concentrandosi sul suo ruolo di capo e sui comportamenti più efficaci da applicare nelle diverse situazioni.
In conclusione, vorrei rivolgermi a imprenditori e manager che sono chiamati alla quotidiana gestione dei rapporti con i loro collaboratori, clienti e partner per esortarli a valutare l’importanza di acquisire un equilibrio psicologico che li porti ad agire nel modo più efficace, accettando eventualmente l’aiuto esterno di un personal trainer (coach). Può capitare a tutti di trovarsi in momenti d’inerzia, di sentirsi inadeguati alle situazioni che si vivono, di voler cambiare ma non avere le idee chiare sulla direzione da seguire o sulle azioni da intraprendere. Senza contare che il “capo” è per definizione solo. In questi casi, è giusto concedersi un aiuto professionale che permetta di superare il momento di empasse e di liberare le potenzialità per portare al massimo il suo rendimento al fine di migliorare la propria performance.

IT366A - Esperto in gestione, S&M e RU per aziende del terziario (B2B-B2C) Manager e formatore professionista con pluriennale esperienza nella gestione di business, in particolare nel mercato dei prodotti di consumo e nei servizi, con diretta responsabilità del risultato economico...
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