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L'alta velocità delle imprese

Utilizziamo strumenti che ci fanno fare più cose in meno tempo. Questo, però, non sembra migliorare né il nostro lavoro né la nostra vita. Dove va allora finire il tempo così risparmiato?

«Più veloci della luce!» era il refrain di un famoso cartoon televisivo. Niente male, come prestazione, visto che la luce si muove alla bellezza di (quasi) 300.000 km al secondo. Molto più modestamente le Ferrovie di numerose nazioni stanno realizzando i cosiddetti Treni ad Alta Velocità (TAV). Con questo termine si intende un convoglio passeggeri in grado di muoversi a velocità particolarmente elevate (con medie di oltre 200 km/h) su linee ferroviarie adatte allo scopo[1]. Gli obiettivi, però, sono più ambiziosi. Già un treno giapponese ha raggiunto i 443 km/h ed uno francese i 575 km/h.

In realtà l’ambizione dell’alta velocità è una caratteristica distintiva dell’epoca nella quale viviamo e alla quale non sfuggono certo imprenditori e manager. Anzi, questi sono i primi ad essere presi nel vortice della corsa con il tempo. Computer sempre più piccoli e leggeri ci permettono di continuare a lavorare anche quando siamo in viaggio, a casa o in albergo, mentre attendiamo di essere ricevuti da un cliente, persino mentre aspettiamo che, in ristorante, ci portino il pranzo. Chiavette internet ci consentono di essere connessi con il web ovunque ci troviamo. Telefoni cellulari ci permettono di restare in contatto con chiunque in qualunque momento e luogo parlando o tramite sms o via email. Nuovi scali e nuovi operatori ci fanno raggiungere in aereo luoghi sempre più lontani e sempre più rapidamente[2].

Ma come utilizziamo il tempo che così risparmiamo? Fare più cose in meno tempo dovrebbe renderci più padroni del nostro tempo, dovrebbe consentirci di avere più tempo a nostra disposizione per fare le cose che più contano: pianificare, riflettere, meditare e, infine prendere decisioni più mirate e a lungo termine. La maggior parte dei nostri imprenditori, invece, continua a vivere sull’emergenza, sull’oggi. Sempre più tempo risparmiato dovrebbe significare meno ansia, più tranquillità, più serenità. Senza dimenticare, poi, che dovremmo utilizzarne, almeno una parte, per passare più tempo con le persone che amiamo!

Non è soltanto questione che ci sarebbero meno matrimoni falliti e più dirigenti sereni (e questo già non sarebbe poco …), ma avremmo anche aziende molto più sane e floride.
Dedicare più tempo a pensare
anziché a (solo) fare, eviterebbe tante decisioni sbagliate perché prese troppo in fretta o senza aver raccolto gli elementi necessari; permetterebbe di pianificare interventi mirati e coordinati. Quindi, meno clienti persi, più quote di mercato acquisite, meno sprechi, maggior redditività, meno turnover.

Anche dedicare più tempo ai propri figli si rivelerebbe un grande vantaggio per le aziende. Non è un caso che l’industria italiana soffra di un problema cronico di ricambio generazionale. Molto spesso chi ha fondato un’impresa non è capace di crescere dei figli che possano sostituirli poiché il tempo dedicato a occuparsi dell’azienda in molti casi corrisponde al tempo tolto ai figli[3].

Cosa c’entra tutto questo con il marketing operativo?

Un proverbio giapponese recita «La visione non accompagnata dall’azione rimane un sogno. L’azione senza visione è un incubo».

Sotto la pressione di qualche accadimento (riduzione fatturato, ingresso di un nuovo concorrente, mancanza di ordini, ecc.) gli imprenditori si rivolgono ad un consulente esterno e gli chiedono un “intervento”, ovvero un’azione di marketing operativo: la realizzazione di un catalogo, un’iniziativa promozionale, una campagna di direct marketing, un piano di comunicazione, e così via. Poi, sotto la pressione di qualche nuovo evento, cambiano i loro piani o addirittura interrompono il progetto. In ogni caso, si aspettano da una “singola” azione di marketing chissà quali clamorosi risultati. Dimenticano che il primo passo per un’azione efficace è che questa sia inserita in un progetto globale.

Il marketing operativo – come dice la parola – è sicuramente “azione” ma, prima ancora, è “fermarsi e riflettere”. Non è l’Alta Velocità che fa vincere l’impresa. È una marcia regolare, costante e meditata.



[1] Si veda: http://it.wikipedia.org/wiki/Treno_ad_alta_velocit%C3%A0
[2]
Si veda il bel manuale L’Ultima Droga di Mark B. Castleman e Tullio DeRuvo, Il Grande Noce (www.ilgrandenoce.com), 2009, pag. 228 (sezione Vivere ad alta velocità)
[3]
Ibidem, pag. 243 (sezione Il Giorno del Figlio).


L'alta velocità delle imprese
è il secondo articolo di una serie dell'esperto IT561A sul marketing. Il prossimo articolo sarà La paura, il più grande ostacolo alla ripresa: "Le aziende chiedono alla politica, alla finanza e (certamente) anche al marketing azioni incisive per uscire dalla crisi economica. Prima ancora, però, dovrebbero chiedersi se davvero credono in una ripresa. Perché quando la paura avanza, la logica arretra."

IT561A - Consulente in comunicazione e marketing
Da vent'anni si occupa di start-up, organizzazione di rete vendita, formazione del personale commerciale e non e di ideazione e realizzazione di iniziative di marketing. Ha operato in svariati canali di vendita e settori e svolto diverse ricerche di mercato in numerosi paesi europei.

 

 

 

 

 

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